Mirta Rem Picci più di una sorella

Mirta Rem Picci più di una sorella

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Mi vuoi più bene di prima
ora che sei uscita dalla scena.
Dopo il suicidio ti ha preso Dio
e infinitamente esisti in Cielo
e vieni anche sulla terra e sei
qui e ora nel mio studio mentre
ti scrivo. Più che sorella, tu
Mirta, amavi stare con me a
parlare, fumare e mangiare.
Mi invitasti a dormire nella
villa a gennaio il mese del nevaio.
“Sempre più amici” dicevamo,
ma nulla è mutato e ti sento
invisibile mentre sorridi a me
accanto e stai con tuo padre
e i tuoi antenati, balli flamenco
e disegni palazzi. Non sei
infelice e lì hai trovato pace.
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Raffaele Piazza

Alessia e Mirta guardano l’alba

 

Alessia e Mirta guardano l’alba
Risveglio per Mirta e Alessia
alle sei di mattina. Alba chiara
per le ragazze in un soffio
di brina a rinfrescare le anime.
Attesa sottesa alla serra
delle piante rare accanto
al giardino del melograno
e della mimosa centrale.
Alessia i capelli si adorna
con il giallo dei fiori ad angolo
con il mondo. Mirta rosa vestita
dice: ti ama e sparisce.
Sorride Alessia al colmo
della grazia  nell’attimo
infinito di un fiore colto.
Raffaele Piazza

Rachel Newling

Immagini
Rachel Newling

Appese alle travi
ragnatele le parole
salite come vapori
corporei umori
tutti i timori sparsi come resti
parole impronunciabili
bruciature di pellami o
piume cave pinne di pesci senza squame.

Appese alle dita avanzi di sillabe masticate
incollate le esclamazioni mai pronunciate
la meraviglia d’essere ancora presenti
in questo transitante incomprensibile tuo orlo del tutto e del niente.

Seamus Heaney

Il molatore di pietre (The Stone Grinder)

Penelope lavorava con qualche garanzia di un piano.
Tutto quello che disfaceva di notte
poteva far avanzare di giorno.
Io, molo le stesse pietre da cinquant’anni
e quello che disfo non è mai la cosa che ho fatto.
Senza ricompensa come l’oscurità allo specchio.
Preparo la superficie a sopravvivere a cosa le viene sopra –
cartografi, litostampatori, tutte quelle linee e inchiostro.
Io ho ordinato le opacità e loro hanno aruspicato.
Per loro era un nuovo inizio e una lastra vuota
ogni volta. Per me, era chiudere il cerchio
come l’onda piccola perfetta in quiete.
Così. Per commemorarmi. Immaginate le facce
strappate dalla faccia di una pietraia. Praticate
il coitus interruptus su una pila di vecchie litografie.

Seamus Heaney, La lanterna del biancospino, Guanda (a cura di Romana Paci)